BREVI CENNI STORICI

PREMESSA

La Chiesa oggetto d’intervento risulta essere un edificio di culto attiva per il servizio liturgico di Borgo Salsasio nonostante sia ormai presente da un paio d’anni la nuova chiesa parrocchiale dedicata alla Beata Enrichetta Dominici.

In seguito a Verifica dell’interesse culturale, il 14 marzo 2013 è stato emesso Provvedimento di Tutela avente n°71 nei confronti del Complesso di Santa Maria di Salsasio composto dall’edificio di culto, dalla ormai ex-casa Parrocchiale, addossata alla chiesa e con ingresso principale anch’essa su via Torino e dal salone ricreativo posto lungo vicolo Asilo.

INQUADRAMENTO TERRITORIALE

Il Complesso Santa Maria di Salsasio, di cui fa parte la chiesa oggetto d’intervento risulta essere collocato nel centro del Borgo Salsasio, uno dei borghi storici di Carmagnola, posto in direzione nord verso Carignano e a più larga scala verso Torino. Nello specifico l’edificio di culto presenta l’ingresso su via Torino, strada provinciale che attraversa il Borgo e asse stradale lungo il quale l’abitato si è sviluppato. Anticamente tale via di comunicazione era denominata Strada Reale che da Torino giungeva a Nizza.

Il borgo Salsasio fa parte dei centri rurali che erano cresciuti in periodo medioevale addossati alle mura della città capoluogo e che per volere dei francesi nel 1640 sono stati demoliti per garantire una difesa militare più razionale della città.

I borghi andati distrutti per volere dei francesi, vennero ricostruiti nel raggio di 1 km circa dalle mura della Città di Carmagnola, e con loro anche le singole parrocchie che sono tutte databili intorno agli anni 1640-1650.

Attualmente il borgo presenta edifici principalmente a carattere residenziale, originariamente legati

  • alla produzione agricola e poi riconvertiti a residenza civile. Presentano una tipologia edilizia “in linea” disposti ortogonalmente rispetto ai principali assi viari. Da una vista aerea dell’area si evince
  • come il nucleo storico del borgo sia ben visibile e presenti un impianto ordinato con edifici principalmente a due piani f.t. . La chiesa dedicata alla Madonna della Neve con il suo campanile risulta essere uno dei pochi edifici emergenti dal contesto edilizio che caratterizza il borgo, insieme
  • all’unico palazzo pluripiano presente a Salsasio posto poco distante.

INQUADRAMENTO STORICO

Notizie sulla datazione dell’esistenza di un edificio sacro, più o meno grande, in tale area si possono evincere da notizie risalenti al XI secolo sull’assegnazione della cappella di S.Maria di Salsasio alla neonata Abazia di san Solutore Maggiore, collocata al di fuori delle mura di Torino.

Le prime notizie, invece, sull’esistenza del borgo Salsasio che compaiono in scritture antichissime individuano la sua collocazione nei pressi dell’odierno pilone San Lazzaro all’angolo con via Bellino.

Dall’archivio parrocchiale si evince che ogni qualvolta si fa riferimento al pilone di San Lazzaro si parla d’una chiesa con un cappellano, come testimoniano le tavole di fondazione del Capitolo della Collegiata di Carmagnola. Oltre alla cappella di san Lazzaro vi è anche la testimonianza di una chiesa dedicata alla SS. Annunziata, presso la quale in un’epoca difficile da datare vennero a stabilirsi i PP. Francescani edificandovi un convento nel 1483. La struttura del Convento con la Madonna presente nella nicchia esterna della facciata prospiciente la via principale è ancora tutt’ora visibile. In merito a tale simulacro, salvatosi dall’incendio del 1799 appiccato dai Francesi, la storia racconta essere una Madonna miracolosa. Certamente tale statua ha un valore storico e vide varie generazioni prostrarsi in suo onore. Attualmente l’edificio del convento è di proprietà privata ma ogni anno nel mese di maggio ospita i borghigiani che si raccolgono in preghiera per il rosario dedicato alla Madonna.

La storia ci insegna che il borgo ha da sempre avuto un legame stretto con la Vergine infatti si sostiene che nacque proprio sotto il glorioso e materno auspicio della Madonna SS. Unico dei borghi di Carmagnola ad avere come titolare la Vergine Maria è anche chiamato Borgo della Madonna (Borgh ed la Madòna) nome che rimarrà sempre il prediletto, surclassando persino nei documenti ufficiali quello di Salsasio.

Uno di questi borghi che andò parzialmente distrutto, il borgo Moneta (posto nell’attuale posizione di Borgo Vecchio) venne ricostruito addossato al borgo di Salsasio dove vi era già il convento e la chiesa annessa ove si trasferirono anche i frati ospitati nel convento di borgo Moneta andato distrutto. Fino alla costruzione della Chiesa Parrocchiale di Salsasio nel 1648, i borghigiani erano autorizzati a recarsi presso la Collegiata oppure si recavano presso la chiesa del Convento dei PP. Francescani di cui sopra.

Infatti con la costruzione nell’ultimo decennio del XV secolo della Collegio dei Canonici di Carmagnola si pose fine alla dipendenza della chiesa di Borgo Salsasio nei confronti dell’abazia si S. Solutore Maggiore.

Nell’archivio parrocchiale vi è l’atto notarile rogato dal notaio regio Sandineto fatto sul luogo e nell’atto di posare la prima pietra della Chiesa parrocchiale del borgo dal quale si evince la data certa dell’inizio della costruzione dell’edificio religioso. Dall’atto si evince inoltre che il terreno fu donato dal sig. Merchato Agostino e che ad occuparsi di reperire i fondi e seguire la costruzione erano stati incaricati “… il Nobile Giovanni Pignatello e la nobile Lucia Caligaris Padrini e i massari signori Giuseppe Causa, Luigi Morello et Ottaviano Appendino. L’edificio di culto fu costruito in circa due anni con enormi sforzi da parte di tutti i borghigiani e da subito prese ad officiare come parrocchia.

Altra fonte che ci permette di dare data certa alla costruzione della Chiesa intitolata alla Madonna della Neve è un blocco di marmo bianco che riporta la seguente inscrizione: “ D.O.M. et B.V.M./ Primum hunc lapidem Burgi Moneta Incolae posuere: die 2 Agusti 1648”.

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STATO DI FATTO E DANNI PRESENTI

L’edificio di culto presenta una copertura (databile intorno all’anno 1799) a falde di tipo tradizionale “alla piemontese” con struttura lignea portante che scarica i pesi della copertura sulla muratura perimetrale di laterizio pieno. Il manto di copertura è in coppi di laterizio tradizionali.

Il corpo del tetto è suddivisibile in tre porzioni distinte aventi ciascuna quote d’imposta e di colmo diverse: la prima posta sopra l’ingresso e l’organo con altezza di colmo allineata alle quote della facciata principale; la seconda, avente altezza massima, copre la porzione della navata centrale e le 4 cappelle laterali; la terza a copertura del presbiterio risulta avere anch’essa un’altezza differente e termina sull’abside con una copertura “ad ombrello”.

I principali danni riscontrati in copertura risultavano legati all’orditura lignea portante snella, usurata dal tempo e mal vincolata alla muratura perimetrale. Le forti vibrazioni causate dall’asse viario che attraversa il borgo causano lo scivolamento dei legni e dei coppi, la scarsa manutenzione e l’usura del tempo hanno reso necessario un intervento importante di consolidamento della copertura esistente.

“LA FUNZIONE, CIOÈ L’USO CHE SI FA DI UN’OPERA, NON BASTA, ANCHE LA BELLEZZA È UTILE.”

“Ci sono opere del passato, certe chiese, certi palazzi, che oggi sono utilizzate in modo diverso, sono sopravvissute pur cambiando la loro funzione: ancora oggi le usiamo, le frequentiamo. Questo succede perché ciò che è rimasto non è l’utilità che avevano all’epoca, ma è la bellezza; la bellezza e la poesia sono sopravvissute al tempo. “

Oscar Niemeyer

PROGETTO

“IL RESTAURO DEVE MIRARE AL RISTABILIMENTO DELL’UNITÀ POTENZIALE DELL’OPERA D’ARTE, PURCHÉ SIA POSSIBILE RAGGIUNGERE CIÒ SENZA COMMETTERE UN FALSO ARTISTICO O UN FALSO STORICO, E SENZA CANCELLARE OGNI TRACCIA DEL PASSAGGIO DELL’OPERA D’ARTE NEL TEMPO.” 

Cesare Brandi, Concetto del restauro, in Enciclopedia Universale dell’Arte, 1963

L’intervento realizzato è stato progettato avendo come linea guida il mantenimento della struttura esistente, la quale è stata consolidata con revisione dei nodi strutturali e, mediante l’inserimento di elementi lignei nuovi volti a ridurre l’interasse tra quelli esistenti, si son ridotti i carichi da sopportare redistribuendo la maggior parte dei pesi gravanti in copertura

sugli elementi in aggiunta. In linea con le direttive della Sovraintendenza i nuovi elementi rispettano la tradizione nella forma e nell’essenza inserendosi in punta di piedi nel contesto storico dell’edificio.

In seconda fase si è previsto il ripasso del manto di copertura e della piccola orditura delle porzioni di tetto a protezione dei locali pertinenziali quali sacrestia e salone per riunioni.

RESTAURO DELLA FACCIATA

“L’OPERA NON E’ SOLTANTO L’OGGETTO, MA ANCHE QUELLO CHE LO CIRCONDA E I VUOTI, GLI SPAZI.” 

Oscar Niemeyer

Dalla relazione del restauratore “è emerso in modo evidente che non sussistono che minuti lacerti delle coloriture originali o comunque di stesure a calce”. Attualmente la facciata si presenta tinteggiata con l’uso di due tonalità distinte di colore, un tono giallo paglierino che viene utilizzato come sfondo per l’intera facciata, mentre una tonalità di grigio chiaro è stata applicata sui cornicioni, decorazioni e elementi aggettanti.

Considerata l’enorme divergenza tra le tonalità di giallo attuali presenti in facciata ed i risultati delle indagini stratigrafiche, si è proposto di mantenere il contrasto

tra le parti in aggetto e i decori e il fondo della facciata modificando le tonalità attuali per avvicinarsi ai toni individuati con le indagini. È stato scelto un colore di fondo giallastro con tonalità terrosa, mentre per quanto riguarda le restanti parti in aggetto si è scelto di mantenere un colore grigio dal tono verdastro. I toni proposti risultano più chiari rispetto agli storici in modo da integrarsi maggiormente con il contesto in cui è inserito l’edificio di culto e mantenendo l’immagine attuale della facciata presente nei ricordi dei parrocchiani.