“MI PIACE CHE IL DESIGN SIA SEMANTICAMENTE CORRETTO, SINTATTICAMENTE COERENTE E PRAGMATICAMENTE COMPRENSIBILE. MI PIACE CHE SIA VISIVAMENTE POTENTE, INTELLETTUALMENTE ELEGANTE , E SOPRATTUTTO SENZA TEMPO”

Vignelli – architteto designer

Il cliente con le sue esigenze, sensazioni e ricordi viene posto al centro dell’attività di progetto. Sin dalle prima fasi si cerca un dialogo tra professionista e committente per condividere pensieri ed emozioni, esigenze e necessità.

Occorre generare nell’oggetto stesso un legame adeguato tra forma e significato, poiché di per se i materiali, i singoli elementi non fanno il progetto, non acquistano da soli un significato poetico. L’obbiettivo è di dare significato alla materia progettata che sta al di là delle regole compositive ma in cui il committente si ritrovi, percepisca un senso di appartenenza all’ambiente creato.

La tattilità, le gamme cromatiche e l’espressione acustica dei materiali, dei singoli oggetti sono semplicemente caratteristiche degli stessi con le quali noi ci dobbiamo esprimere. Nell’oggetto di architettura il senso del progettato si produce nel momento in cui riusciamo a estrapolare le valenze specifiche di determinati materiali costruttivi e farli percepire in quel modo solo in quel dato progetto. L’obbiettivo è sempre quello di far riconoscere il committente nello spazio progettato.

La domanda che ci insegue e alla quale dobbiamo rispondere, in effetti, è quale possa essere il significato che assume un determinato materiale o una determinata forma in un determinato contesto architettonico e come viene percepito dal cliente.

Una composizione fondata su disarmonia e frammentazione, su ritmi spezzati, sui “cluster” è sì in grado comunicare dei messaggi, ma riteniamo che la curiosità si esaurisce con la loro comprensione e quel che resta è la domanda circa l’utilità dell’oggetto per la vita pratica.

Un progetto, un ambiente devono essere pensati per essere vissuti, per rispondere a delle esigenze scaturite nel committente. A differenza di un’opera d’arte l’oggetto architettoniche deve confrontarsi con le incombenze funzionali e tecniche alle quali ogni costruzione deve adempire. Si deve creare un tutt’uno da singoli elementi posti a dialogare insieme.

L’architettura ha il suo proprio ambito di esistenza. Ha con la vita un rapporto soprattutto corporeo. Non la ritengo né messaggio né segno, bensì involucro e sfondo della vita che scorre. Un recipiente sensibile per il ritmo dei passi sul pavimento, per la concentrazione del lavoro, per il silenzio del sonno.”

Peter Zumthor, Pensare architettura, 2004